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Prossimo impegno

 

 

Domenica 26 Gennaio 2014

 

Verrà organizzato il rinfresco per la Gara Podistica

 

AVIS-AIDO

 

"A spass coi Machinù"

 

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Attività

Programma Annuale

 

  1.    Assemblea Ordinaria o Elettiva.
  2.    Gara di Briscola - Amabile Gamba.
  3.    Gli Alpini e il Tricolore.
  4.    Commemorazione del 25 Aprile.
  5.    S.Messa al Santuario.
  6.    Adunata Nazionale.
  7.    Ferragosto Alpino.
  8.    Adunata Sezionale.
  9.    Pranzo Sociale.
  10.  Commemorazione IV Novembre.
  11.  Natale Alpino.
  12.  

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Auguri Natalizi

        IL GRUPPO ALPINI DI VERDELLO



    

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                      AUGURA A TUTTI

           

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                        BUONE FESTE

 

 

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 IL GRUPPO ALPINI DI VERDELLO

 

parteciperà alla

 

86a ADUNATA NAZIONALE ALPINI

 

 

di

 

PIACENZA

 

 manifesto pc2013

 

 

Domenica 12.05.2013 il GRUPPO parteciperà alla sfilata con partenza alle  17,00 circa

Domenica 12 Maggio 2013 

gli Alpini di Verdello sfileranno nel 6° Settore 

Sezione di Bergamo  tra le  17.30 e le 18,00 circa.

 

A L P I N I     S E M P R E

 

“IL RAVAROLO”

 

Cenni Storici

 

 

(Calendario 1963)

 

 

Scarsissime le documentazioni scritte; addrittura nessuna che risalga al 1600.

 

           Pertanto la data “1643” che si legge sulla parete sopra la porta principale non può essere considerata con assoluta certezza quella di costruzione.

 

La prima citazione la troviamo negli atti della visita pastorale effettuata il 27 marzo 1754 dall’arcivescovo di Milano card. Pozzobonelli: viene segnalato che la cappella è esposta alle profanazioni.(Don Chiodi - Ricerche per una breve Storia di Verdello).

 

È comunque certo che la chiesa del Ravarolo, che trae la sua denominazione dai campi che la circondano, fu eretta a ricordo dei morti di peste del 1630, evento questo particolarmente luttuoso per Verdello che contò 500 morti su una popolazione di 1300 abitanti.(Don Chiodi - Ricerche per una breve storia di Verdello).

 

Una dettagliata descrizione del terreno adiacente la troviamo sull’ "Impianto seu inventario de beni di raggione della communità di Verdello Maggiore fatto l’anno MDCCLXXVIII"  (27 aprile 1778).

 

Vi si legge che si tratta di “una pezza di terra sgrussiva” con alcuni alberi detta ”il Pascolo a Morti del Ravarolo” di “ pertiche 41, tavole ventuna, piedi due, onzie quattro”.

Sicuramente molto più vasto dell’attuale, comunque già servito di strada e di fossi per irrigazione; la proprietà è del comune di Verdello.(Cronache Verdelesche - n.4).

 

L’intensa attività di culto che si svolgeva al Ravarolo verso la fine del 1700 e gli inizi del 1800 è dettagliatamente documentata da un prezioso manoscritto ritrovato negli archivi parrocchiali intitolato ”Libro del maneggio dei morti del contaggio nel oratorio detto Ravarolo principiante nel anno 1791”.

 

Si tratta del registro delle entrate e delle uscite che regolavano la gestione della chiesa dal 1791 al 1805.

 

I conti erano tenuti da un vero e proprio collegio sindacale formato esclusivamente da laici.

 

L’importanza del documento è dovuta all’abbondante mole di notizie riguardanti la vita economica e religiosa di Verdello in quegli anni.      

           

La voce entrate era quasi esclusivamente alimentata dalle offerte dei fedeli, sia in denaro, sia in natura.

 

Le offerte in natura erano costituite prevalentemente da prodotti della terra.

 

Quattro le voci che si ripetono costantemente nel corso dei 15 anni: frumento, granoturco, lino e gallette (bozzoli da seta).

 

Solo due volte registriamo il ricavo di vendita all’incanto di mobili ( presumibilmente in dotazione alla chiesa stessa), una volta per vendita di “legni all’incanto” (legna da ardere) e una volta “per pegno” (per grazia ricevuta).

 

La maggior parte delle spese veniva utilizzata per le funzioni religiose: messe, processioni, rogazioni, benedizioni, vespri.

 

Nel 1791 delle 516 lire registrate nelle uscite, 450 sono compensi per sacerdoti e chierici.

 

È interessante rilevare l’elevato numero delle messe che vi si celebrano: nel 1802,  ne contiamo ben 138.

 

Altra notizia documentata: alla chiesa era assegnato un cappellano fisso che riceveva oltre al compenso per le funzioni celebrate, anche un onorario annuale.

 

Nel 1791 risulta il cappellano don Francesco Valvassori sostituito nello stesso anno da don Pietro Breziani; nel 1795 viene nominato cappellano don Luigi Donizetti che mantiene l’incarico fino al 1805 anno in cui le registrazioni contabili cessano.

 

Da alcune note di spesa (una tazza per bere, riparazione agli affissi dell’abitazione, sostituzione di una porta) è pure documentata la presenza di un “romito” (custode).

 

In data 10 maggio 1792 troviamo la registrazione di un’uscita di L. 28 (circa un milione delle attuali) con questa motivazione: “Pagato lire ventotto al signor Andrea Capella pittore per aver rinfrescato le pitture di detto Oratorio”.

 

Il pittore in questione è il figlio del ben più noto e valente Francesco Capella (1711-1784) di origine veneta che operò a lungo in terra bergamasca lasciando numerosissimi dipinti ed affreschi in chiese e case nobiliari.

 

La preziosa annotazione non chiarisce però in tutto l’intervento al Ravarolo del Pittore Andrea Capella: avrà affrescato le pareti o solamente restaurato affreschi già esistenti?

 

Altro dato interessante sono i cognomi citati nei documenti contabili.

 

Li trascriviamo in stretto ordine alfabetico ritenendo di far piacere a tutti i verdellesi che a distanza di duecento anni, si ritrovano a portare gli stessi cognomi:

“Belotti, Bonetti, Breziani (Bresciani), Brolis, Cavaleri (Cavalleri), Cofetti (Coffetti), Colleoni, Delli, Donizetti, Dotti, Gamba, Gustinelli (Agostinelli). Locatelli, Longaretti, Longo, Morelli, Nossa, Pernici, Poletti, Ravizza, Riceputi, Rovaris, Ubbiali, Valli, Valvassori (Valvassori).

 

Dagli atti della visita pastorale del Vescovo mons. Speranza effettuata nel 1858, riscontriamo questa interessante disposizione: “… si restaurino o si cancellino del tutto le tavole dipinte sulla parete che rappresentano uomini uccisi dal morbo pestifero nei pressi di quei luoghi nei tempi antichi, le quali pitture oltrepunto sono deformi da ingenerare orrore e sono gravemente disdicevoli nella casa di Dio”.

 

Nella relazione del parroco don Natali nel 1863, sulla chiesa del Ravarolo si legge: “… bel disegno di chiesa con portico davanti, ben mantenuta, provveduta di tutto il necessario. Ha di rimarchevole un affresco del Dell’era”.

 

Il pittore nominato è Giovan Battista Dell’era, allievo di Francesco Capella e contemporaneamente di Andrea Capella.

 

Sempre nella relazione del parroco Natali, registriamo quest’altra annotazione:”… è tradizione che questo Oratorio sia stato eretto per voti popolari nel 1690”.

 

Nel 1893 Marco Carminati ne “ Il circondario di Treviglio e i suoi comuni” , a proposito di Verdello scrive :”… nei campi si trovano due Oratori: uno chiamato i Morti del Ravarolo perché ivi si seppellirono i morti di peste del 1630…”.

 

Dall’elenco degli arredi redatto negli anni 1905/1906 dal parroco Simon Pietro Grassi si rileva che la chiesa è dotata di grande quantità di elementi di arredo: 11 quadri ad olio, 3 statue di legno, 4 angeli di legno, tronetto in noce, inginocchiatoi, leggii, reliquari, messali, pianete ed altri parametri sacri.

 

Nel 1945, immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale, abbiamo un primo intervento documentato.

 

Non si tratta di un restauro vero e proprio, ma di un abbellimento: un nuovo altare, nuova pavimentazione e nuovi affreschi.

 

La motivazione di questo intervento è da ricercarsi nel desiderio della popolazione di Verdello di onorare degnamente i suoi numerosi concittadini morti in guerra, in prigionia o sotto il tragico bombardamento di Dalmine.

 

Lo dice chiaramente lo stupendo epitaffio che il compianto prevosto don Giacomo Bergamini ha lasciato sulla prima pagina del nuovo libro delle messe celebrate al Ravarolo dal 23 settembre 1945 in poi; da rimarcare l’elaborata grafia gotica e l’elegantissimo latino.

 

Ed ecco il testo integrale con relativa traduzione dell’iscrizione lasciata da don Bergamini:

 

ANNO DOMINI 1945 SEPTEMBRIS DIE 23° DOMIN. XVIIIa POST PENTECOSTEM

 

ATROCI BELLO JAMDUDUM EXACTO, ANIMISQUE PACE RESTITUTA, PARVA HAEC AEDES SACRA PESTE MORTUORUM MEMORIA MAIORIBUS SANCTA, ALTARI, PICTURIS, PAVIMENTO EXORNATA NOVIS, FRATRUM & PARENTUM NOMINE QUI PIE IN DOMINO PRECE JUVENTUR DEFUNTORUM IN ACIE, IN CAPTIVITATE, IN OFFICIU, RURIS QUIETE REMOTI, SERVET IN AEVUM.

 

“Anno del signore 1945, Settembre giorno 23°, XVIIIa domenica dopo Pentecoste.

Ormai finita l’atroce guerra e restituita agli animi la pace, questo piccolo tempio sacro agli antenati per la santa memoria dei morti di peste, adornato con nuovo altare, nuovi affreschi, nuovo pavimento a nome dei fratelli e dei genitori dei defunti in guerra, in prigionia, e sul luogo di lavoro, che piamente siano suffragati nel Signore con la preghiera, si conservi nel tempo nella quiete della lontana campagna”.

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